Settimana internazionale della memoria 2013

SETTIMANA INTERNAZIONALE DELLA MEMORIA, 24-31 AGOSTO 2013

24.08.13.Incontro con associazione Documenta. Affrontare il passato
Documenta è un centro di ricerca per la pace, la non violenza, i diritti umani fondato nel 2004. La loro attività è focalizzata ad incoraggiare processi di confronto con il recente passato cercando di ristabilire o contribuire a ristabilire la verità sui fatti accaduti nel periodo del conflitto. Le attività sono suddivise su tre livelli: dialogo pubblico sul conflitto, centro di documentazione sui fatti (ad oggi sono state raccolte 400 testimonianze), monitoraggio e denuncia dei crimini di guerra e supporto nei processi in corso in costante rapporto con il Tribunale Penale Internazionale, i team di ricerca sono autonomi e multietnici. Collaborano con altre organizzazioni nel tentativo di formare delle commissioni regionali (RECOM) per avviare processi condivisi per accertare fatti e responsabilità ai tempi del conflitto. La loro credibilità è fondata su una ricerca dei crimini a 360°.



25.08.13. Visita al campo/memoriale di Jasenovac. Del fare memoria
Il memoriale fu costruito tra il 1966 e il 1968 nel luogo in cui tra il 1941 e il 1945 venne creato un campo di concentramento in cui vennero uccisi serbi, ebrei, rom (sono stati con certezza identificati 84.000 persone sterminate, ma si stima che ne siano state uccise almeno 130-150 mila).
Il memoriale fu progettato da BogdanBogdanović (1922 - 2010), architetto serbo, “uomo di lettere”, sindaco di Belgrado dal 1982 al 1986.
La visita a questo sito è stata l'occasione per riflettere sul modo in cui si può fare memoria: si può sottolineare la sofferenza e il dolore delle vittime, si può esaltare la lotta per la liberazione oppure si possono onorare le vittime cercando di dare una visione, una speranza per ciò che avverrà dopo.
Bogdanovic ha scelto questa ultima strada realizzando un fiore, segno di rispetto per le vittime ma anche simbolo di una vita nuova, di un futuro da costruire e coltivare, ma anche della necessità di farlo prendersene cura. Un modo per aiutare tutte le parti, vittime e carnefici, a confrontarsi su quanto é accaduto e poter avviare un processo di riconciliazione. Purtroppo l'intuizione di Bogdanovic non é stata compresa in tutta la sua profondità e modernità.
Esiste uno studio approfondito sul memoriale prodotto dalla fondazione Benetton che nel 2007 ha premiato il memoriale con il premio Carlo Scarpa:
Anche Osservatorio Balcani e Caucaso ha realizzato un dossier sul memoriale:



26.08.13.Workshop con Sami Adwan: “la storia dell’altro”
Sami Adwan è palestinese, storico, formatore, scrittore, autore de "la storia dell'altro".
Il tema proposto é il confronto tra narrative diverse che necessariamente si hanno in situazioni di conflitto e di postconflitto.
Accettare che esistano narrative diverse - anche se non condivise - é una condizione preliminare per il superamento del conflitto, la sua elaborazione, l'avvio di processi di pace dal basso (pensiamo ad Alex Langer quando dice "piu' abbiamo a che fare gli uni con gli altri meglio ci comprenderemo)
Accettare che esistano narrative diverse é un aspetto fondamentale soprattutto sul fronte della formazione, perché l'insegnamento non sia una pratica di indottrinamento ma un processo di liberazione che porti ad una elaborazione personale.
Accettare che esistano narrative diverse non significa delegittimare la propria storia, le proprie ragione, rinnegare la propria parte. Piuttosto si tratta del primo passo per riconoscere l'altro come essere umano (pensiamo a Alex Langer e al suo invito ad essere "traditori della compattezza etnica ma non tranfughi")
La Storia va sempre "maneggiata con cura" perché può esse usata per superare i conflitti ma anche per fomentare l'odio.



27.08.13. AdoptSrebrenica, piante pioniere della cultura della convivenza
Nel suo “tentativo di decalogo per la convivenza interetnica” Alex Langer inserisce tra i punti anche un riferimento alla necessità di costituire dei gruppi misti inter-etnici che possano essere appunto le “piante pioniere della cultura della convivenza”: “Un valore inestimabile possono avere in situazioni di tensione, conflittualità o anche semplice coesistenza inter-etnica gruppi misti (per piccoli che possano essere). Essi possono sperimentare sulla propria pelle e come in un coraggioso laboratorio pionieristico i problemi, le difficoltà e le opportunità della convivenza inter-etnica. Gruppi inter-etnici possono avere il loro prezioso valore e svolgere la loro opera nei campi più diversi: dalla religione alla politica, dallo sport alla socialità del tempo libero, dal sindacalismo all'impegno culturale. Saranno in ogni caso il terreno più avanzato di sperimentazione della convivenza, e meritano pertanto ogni appoggio da parte di chi ha a cuore l'arte e la cultura della convivenza come unica alternativa realistica al riemergere di una generalizzata barbarie etnocentrica”.
Adopt Srebrenica è soprattutto questo.



28.08.13. Visita al cimitero e al memoriale di Potocari. Storia di un genecidio

Per quanto si arrivi preparati o ci si sia già stati si tratta sempre di una esperienza emotivamente impegnativa. E sempre rimane - oltre alla tristezza - una grande rabbia soprattutto nei confronti dell'operato delle Nazioni Unite incapaci di garantire la sicurezza di migliaia di civili che erano sotto la protezione internazionale

28.08.13. Incontro con i referenti del gruppo Adopt

Sono stati presentati da Valentina gli attuali obiettivi del gruppo:
  • implementare il centro di documentazione
  • attivarsi per lo sviluppo economico della città (es. corsi formazione lavoro, Osmacè…)
  • puntare sulla quotidianità delle persone del gruppo
  • attivare servizio skype per la popolazione al fine di favorire la relazione con i familiari che non hanno fatto ritorno dopo la guerra.
Mohamed ci ricorda che il contatto reciproco è la qualità del progetto
Sarebbe importante favorire gli scambi, l’uscita dalla Bosnia contribuisce molto a modificare le dinamiche interne al gruppo di ragazzi bosniaci
                 
29.08.13.I semi del ritorno, coltivare grano saraceno ad Osmace

E’ un progetto in cui abbiamo creduto molto e che continueremo a sostenere. è una grande emozione e anche una bella soddisfazione vedere che il progetto cresce e questi "semi" portano effettivamente una speranza tangibile. Le difficoltà da affrontare sono ancora molte ovviamente peró la voglia di lavore e la determinazione delle famiglie coinvolte fanno ben sperare. e per noi è interessante entrare nelle "dinamiche" della cooperazione internazionale, capire quali sono i ruoli che ciascun soggetto deve avere, avere cura delle relazioni, non imporre idee o soluzioni ma rispettare tempi e modalità, noj avere fretta nell'avere un risultato perché cio' che spesso conta di piu non è cosa fai ma come lo fai, è il processo che crea legami, relazioni, azioni, incontri, condivisioni. Ed è così che i semi del ritorno crescono...
Ieri il nostro Mirza ci ha raccontato come scorreva la vita a Srebrenica tra il 1992 e il 1995. ci ha parlato dei giochi, le corse con i carri e le carriole, della raccolta dei pacchi di aiuti umanitari lanciati dagli aerei con dei piccoli paracadute, dei "cinema" casalinghi messi in piedi dalle famiglie che erano riuscite a costruirsi un generatore elettrico. E poi nel luglio del 1995 la fuga da Srebrenica verso i territori liberi di Tuzla attraverso i boschi, 28 giorni braccati dai soldati dell'esercito serbo-bosniaco.
Cosa pensa un ragazzino di 15 anni in fuga nel bosco? Lui si chiedeva se mai qualcuno avrebbe saputo di un ragazzino di 15 anni morto in un bosco della Bosnia nel tentativo di fuggire ad una guerra in cui si è trovato, un "gioco" piu' grande di lui a cui non avrebbe mai voluto partecipare. Ma a 15 anni si pensa soprattutto che si vuole vivere, che si vuole continuare a vedere quel cielo stellato che per un mese è stato il suo unico tetto.
Nella fuga suo fratello nn ce l'ha fatta, oggi avrebbe la mia eta'.
29.08.13. Chisciotte, il sognatore invincibile

30.08.13 testimonianza di Nemanja

Ha presentato il contesto del centro giovanile di Srebenica di cui è direttore a titolo volontario
I giovani studenti tra i 15 e i 19 a. sono 400 di questi 200 residenti a Srebrenica. Le sue condiderazioni:
- i giovani sono molto passivi, è molto difficile promuovere l’autoproduzione
- non c’è fiducia tra i due gruppi, risultato del processo sociale ancora in atto
- si evitano attività che possono favorire la separazione etnica, es. tornei
Tra le iniziative sperimentate:
- pulizia dei campi sportivi
- proiezioni film 3 o 4 volte la settimana
- corso di tedesco
- teatro
- musica
- prevenzione violenza
- prevenzione droghe
- educazione sessuale
Il tutto su base volontaria e/o con contributi a progetto

30.08.13 Rivolta contro l'odio, progetto OCSE

Gruppo informale “RIVOLTA CONTRO L’ODIO”, operativo dall’aprile 2013
È composto da 10 ragazze/i di Srebrenica e Bratunac, si occupa dei crimini prodotti dall’odio interetnico e delle conseguenti discriminazioni
L’obiettivo  è sensibilizzare sui pregiudizi che poi producono atti criminali
Attraverso il coinvolgimento di diversi livelli di composizione della società, con iniziative volte a promuovere la tolleranza
Gli sturmenti usati sono:
  • facebook
  • ricerca sul territorio con interviste ai leader politici
  • una petizione per misurare la consapevolezza sull’odio interetnico
  • guerrilia comunication con loghi adesivi diffusi in Città
  • interventi nelle scuole
  • raccolta e segnalazione di atti di intolleranza
Da un sondaggio effettuato il 51% degli intervistati riconosce la presenza di atti di odio interetnico
               
Post conflict research, uspomene677: la Bosnia oggi

E’ un coordinamento presente in tutta la Bosnia e diviso per aree territoriali
Il focus dell’attività è centrato sulla società post-conflitto e sui crimini di guerra, senza distinzione etnica
Un secondo focus è sulle donne e si collabora attivamente con le loro associazioni
All’attività dei team collaborano studenti internazionali  e si promuovono conferenze, mostre, documentari..
Progetto: Eroi Quotidiani, i giovani possono proporre i loro eroi quotidiani, esempi positivi, non solo storie di guerra ma anche di pace


31.08.13. Prospettiva Srebrenica: le guerre di oggi, viste da qui

Il corriere della sera di mercoledì 28 agosto titolava così un articolo sull’imminente intervento militare in Siria “il presidente riluttante e la sindrome Srebenica”

Nessun commento:

Posta un commento